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Ricette Sabato Di Martino il 12 Gen 2007 04:08 pm

La pizza

pizza margheritaPer la pizza, una delle tante glorie del nostro Bel paese, ricorrono due date importanti, la prima quella della nascita, che risalirebbe a circa 3000 anni fa, autorevole opinione di una commissione di storici riunitasi a San Francisco nel corso di un processo alla “Court of historical review and appeals”, ove i medesimi hanno stabilito che l’etimologia della parola “pizza“, deriverebbe dal latino in uso nel medioevo “picea“, una focaccia di acqua e farina nata per l’appunto in Italia. La seconda data, nel senso sempre di “focaccia“, riguarda il nome, attestato già nel 997 nel latino medievale di Gaeta, mentre a Napoli il termine “pizza” fa la sua apparizione intorno al 1535, durante un celeberrimo pranzo di matrimonio, fra Bona Sforza e Sigismondo I re di Polonia. Nasce così, forse, il nesso tra la pizza e l’aristocrazia, è l’uso che questi ultimi ne facessero, si veda anche l’origine della pizza Margherita, che prende il nome dalla specialità con mozzarella, resa celebre dal cuoco Raffaele Esposito per la Regina Margherita di Savoia in visita a Napoli nel 1889. Perchè abbiamo detto forse? Perchè se ci fermassimo a quanto detto finora, ci faremmo un idea incompleta della pizza, che è la traduzione tangibile, anzi commestibile per usare un termine adeguato, dell’arte di arrangiarsi da parte del popolo. E’ lui, il popolo, il consumatore dell’antica “pizza cu ‘e pescetielle” (pizza con piccole alici e pomodoro) e della “pizza a ogge a otto” (pizza da oggi a otto), fritta e contenente ricotta, che per chi aveva poco danaro, veniva pagata al venditore dopo otto giorni dalla consumazione. Anche queste noti di colore hanno fatto diventare immortale la pizza, alimento “totale” che segna il trionfo dei cinque sensi. L’occhio è catturato dal contrasto tra il bianco della mozzarella, il rosso del pomodoro e il verde del basilico; l’orecchio dallo scopiettio del forno a legna; l’olfatto dall’inconfondibile profumo; il gusto dall’ovvio atto del manducare, dal mangiar per fame. E poi per ultimo c’è il tatto, cosa centra il tatto? Beh! Non dimentichiamoci che la pizza si mangia con le mani, che, dopo averla fatta in quattro rituali parti, la piegano e la depositano in quella fortunata bocca, che godrà fino in fondo della sua squisitezza. Da questo mometo incomiceremo un lungo cammino alle tante ricette, rigorosamente Campane e Italiane, proponedovi nel prossimo articolo le indicazioni per la ricetta base della pasta per la pizza ….. Buon Appetito.

Fonte: Franco Salerno. La Pizza in cento ricette tradizionali. Napoli, per “IL MATTINO” - Newton & Compton editori.

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