I luoghi della Campania Sabato Di Martino il 04 Gen 2007 05:12 pm
Pompei
Pompei, scavata per circa quattro quinti del suo territorio urbano, è il sito archeologico più suggestivo e famoso del mondo. L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. seppellì la città sotto una coltre di cenere e lapilli spessa dai 6 ai 7 metri. La maggior parte degli abitanti, fuggiti dalle case, trovarono la morte sul litorale. I pochi rimasti, nella vana speranza di salvarsi nei sotteranei delle abitazioni, morirono asfissiati, i calchi dei loro corpi in agonia, ottenuti colando gesso liquido nelle cavità lasciate dai corpi nello strato di cenere, sono una commovente testimonianza della tragedia. Passeggiare per gli scavi pompeiani è un esperienza unica. E’ come compiere un viaggio nel tempo: si respira l’atmosfera della vita nell’antichità , quella pubblica, e sopratutto quella privata. L’aspetto più sopprendente infatti è l’alto numero di case, lussuose o umili, conservate con tutto il corredo di botteghe, osterie, forni. Ancora più impressionante il fatto che molte suppellettili siano rimaste intatte, permettendoci di prenetare gli aspetti più intimi della vita degli antichi. D’estate la Soprintendenza Archeologica di Pompei, in collaborazione con la Regione Campania e l’Assessorato ai Beni Culturali, organizza passeggiate notturne negli scavi. Lungo il percorsovengono svelati i luoghi più suggestivi della Pompei notturna, con il sottofondo delle musiche di ennio Morricone. Uno spettacolo multimediale ricostruisce le drammatiche fasi dell’eruzione.
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su 17 Gen 2007 a 12:27 1.Ercolano scritto …
[…] Il 24 agosto del 79 d.C., il Vesuvio si risvegliò dopo un lunghissimo sonno, cogliendo di sorpresa le popolazioni dell’area. L’eruzione fu apocalittica: la vita ai piedi del vulcano fu cancellata. Delle città scomparse si perse perfino memoria. Dopo 1700 anni, le cittadine vesuviane tornarono alla luce, offrendo all’umanità i due più importanti centri archeologici del mondo: Ercolano e Pompei. A differenza di Pompei, sepolta da uno strato di lapilli e cenere, Ercolano fu sommersa da una colata di fango e lava spesso finoa 25 metri. Proprio il fango ha preservato i materiali, sigillando il tutto: il legno, le stoffe e i cibi hanno subito una lenta trasformazione, rimanendo però inalterati dentro il loro involucro, quasi pietrificati. Nel 1709 il principe di Elboeuf, facendo scavare un pozzo in una delle sue ville, s’imbatte per caso nelle strutture del Teatro. Re Carlo di Borbone ordinò nel 1738 l’inizio ufficiale degli scavi. La sorpresa più clamorosa fu la maestosa Villa dei Papiri, dalla quale fu estratto il patrimonio di sculture in bronzo e in marmo, oggi in bella mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e la biblioteca di papiri, che con oltre 1800 testi di argomento filosofico, si possono ammirare alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Nel 1927 iniziò lo scavo delle abitazioni e degli edifici pubblici: a nord si raggiunse il Foro, centro della vita economica, sociale e politica, a est la Palestra, a sud le Terme suburbane. […]
su 19 Gen 2007 a 09:42 2.Il Vesuvio scritto …
[…] Chi dice Vesuvio, dice Campania. “A Muntagna” è il nome con cui i napoletani chiamano il vulcano più famoso del mondo, il simbolo della città , che chiude con la sua forma perfetta il golfo di Napoli. Sul cono maestoso domina un atmosfera inquietante e suggestiva. Un paesaggio tormentato, di bellezza selvaggia, attende l’escursionista, e il panorama dall’alto del vulcano spazia dalla penisola sorrentina a Capo di Posillipo, regalando emozioni indimenticabili, in particolare con le tenui luci dall’alba o con quelle intense del tramonto. Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma - Vesuvio ed è alto 1281 metri. È situato leggermente all’interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano. Il Vesuvio si stacca nettamente dalla piana su cui sorge. Il circuito della base misura circa 20 chilometri e la vetta è a circa 915 metri sul livello del mare. Quest’ultima misura varia con il tempo, a causa dell’altezza variabile del cono. La sua altezza moderata, e la facilità con la quale si può raggiungere, hanno indotto molti viaggiatori a scalare la montagna; e non pochi hanno registrato la loro esperienza. Ma le eruzioni sono state così frequenti, e il loro impatto sull’aspetto del vulcano così grande, che ogni descrizione è rimasta valida per un periodo limitato di tempo, almeno sinora. Le pendici del Vesuvio e i comprensori circostanti sono oggi fittamente antropizzati e disordinatamente urbanizzati. E come nell’antichità anche oggi si dimentica facilmente che il Vesuvio è un vulcano, noto solo per i vini eccellenti e per la folta vegetazione che ricopriva e ricopre la sommità . Ma divenne improvvisamente celebre con l’eruzione del 79 d.C.. Intere città , tra le quali Pompei ed Ercolano, vennero distrutte. L’ultima eruzione, filmata dagli americani, avvenne nel 1944. Da allora il vulcano dorme e per far fronte ai grandi rischi connessi ad una non impossibile eruzione del Vesuvio è stato redatto un piano nazionale d’emergenza che individua zone a diversa pericolosità e prevede azioni di soccorso, piani di evacuazione eccetera. La Zona rossa (a sua volta suddivisa in 5 zone intercomunali), si estende per circa 200 km e comprende 18 comuni dell’area vesuviana ufficialmente esposta a maggior rischio da eruzione. Si tratta di un comprensorio dove nel 1999 si stimava abitassero circa 578 mila persone, corrispondenti a oltre 173 mila nuclei familiari, che andrebbero evacuate contemporaneamente in caso di eruzione. […]
su 02 Apr 2007 a 08:33 3.Atripalda scritto …
[…] Atripalda, fa parte della Valle del Sabato, attraversata dall’omonimo fiume, fu fondata da Truppoaldo nel IX secolo, nobile di origine longobarda, presso il cimitero paleocristiano dello Specus Martyrum vicino all’antica Abellium, dopo un susseguersi di feudatari, giunge in possesso dei Caracciolo, duchi di Atripalda. Oggi centro agricolo e commerciale, Atripalda, era abitata già in epoca romana, come documentano vari ritrovamenti, quali una cinta muraria con torri semicircolari e una domus in stile pomepiano con atrio e peristillo. In età medioevale fu abbandonato l’insediamento romano e fu occupata, per ragioni di sicurezza, l’altura dove insiste il moderno centro abitato. Atripalda oggi conserva interessanti resti medioevali, tra cui la cripta dei martiri uccisi da Diocleziano, sopra la quale si trova la chiesa colleggiata di S. Ippolito, come anche la chiesa ed il convento di S. Pasquale sono circondati da resti di cappelle medioevali dedicati ai martiri, di interesse è anche l’edificio, sempre di fattura medioevale, che ospitava la Dogana dei Granai. […]