I luoghi della Campania Sabato Di Martino il 27 Dic 2006 05:29 pm
Napoli
Non c’è nessuno che non abbia sognato di vedere Napoli.
Paul Edme de Musset, 1885
All’ombra del Vesuvio il turismo ha radici antiche: sulle orme dei coloni Greci, aristocratici raffinati e imperatori Romani costruirono ville sontuose e oasi di pace lungo tutto il perimetro del Golfo. Le origine della citttà si perdono nella notte dei tempi ed in leggende fascinose. Corredi funebri ritrovati a Pizzofalcone, collocano la sua nascita nel VII secolo prima di Cristo, quando i Greci colonizzarono il Golfo per diregersi verso gli empori minerari dell’alto tirreno. Nel 326 a.C. fu dichiarata colonia Romana e dopo il crollo di esso, Napoli divenne la capitale di un importante Ducato che riusci adirittura a contrastare l’invasione dei Longobardi. Nel 1137 il Ducato entrò in possesso a Normanni, che favorirono l’integrazione dei diversi fattori etnici. Il porto di Napoli divenne il più imporrtante del mediterraneo. Dopo la morte di Federico II di Svevia, Carlo d’Angiò fece il suo ingresso a Napoli nel 1226. Il potere passò nelle mani di Alfonso d’Aragona nel 1442, dopo una lunga guerra che ridusse il regno allo stremo. In breve tempo però la situazione cambiò e vennero realizzati imponenti lavori e ristrutturazioni. Altre opere (Via Toledo - i Quartieri Spagnoli - Riviera di Chiaia) furono eseguite durante i due secoli del vicereame Spagnolo, fino all’arrivo dei Borbone, che governarono il Regno di Napoli fino al 1860, anno in cui si realizzò l’Unità d’Italia.
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IX a.C. Viandanti e commercianti della Anatolia ed Achei, fanno nascere Parthenope, uno dei più grandi mercati d’Italia di allora sulle rotte che portano verso la parte alta del Mar Tirreno, venn...
su 20 Gen 2007 a 12:23 1.Portici scritto …
[…] Portici, situata alle falde del Vesuvio in un territorio estremamente fertile e dal clima mite si affaccia sul golfo di Napoli. Luogo di villeggiatura in età romana la prima notizia storica certa di questo casale di Napoli è del 728 d.C., ma l’insediamento acquistò una certa importanza solo nel Medioevo. La città appartenne nei secoli a vari signori, tra cui si ricordano i Carafa ed i Migliano. Gravemente danneggiata dall’eruzione del Vesuvio del 1631, è nota per il Palazzo Reale fatto costruire da Carlo di Borbone nella prima metà del secolo XVIII, progettato come dimora estiva del re, assunse in breve una duplice destinazione: residenza reale e sede del Museo Ercolanese (dove erano conservati reperti archeologici degli scavi di Ercolano). Dal 1873 nel Palazzo Reale ha sede la Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli. A Portici ha inoltre sede il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, che trae il nome dalla prima locomotiva a vapore realizzata in Italia, messa in funzione nel 1845 sulla prima linea ferroviaria dell’Europa continentale e d’Italia, la Napoli-Portici, inaugurata il 3 ottobre 1839 e lunga 7.411 metri e che fu percorsa per la prima volta in 11 minuti. Il museo è situato all’interno dell’ex reale opificio meccanico, fatto costruire da Ferdinando II di Borbone l’anno dopo l’inaugurazione della strada ferrata. Portici fa parte del famoso tratto di strada definito “Il Miglio d’Oro”, che fino a Torre Annunziata, è fiancheggiata da ville stupende, fatte costruire dall’aristocrazia napoletana a partire dal 1700 per imitare il re Carlo di Borbone, che si era fatto edificare il magnifico Palazzo Reale. Per curiosità , Portici è il posto che ha la più alta densità abitativa del mondo, con circa 15.000 abitanti per km². Da tener conto inoltre che più di un chilometro quadrato del comune è formato dal “Bosco di Portici“, chiaramente non abitato, e che in sostanza la popolazione è residente su meno di 3 km². […]
su 22 Gen 2007 a 16:04 2.I maccheroni scritto …
[…] Napoli era una città celebre per i suoi cibi raffinati. Aveva ingredienti di grande varietà e qualità , in particolrae la frutta e la verdura, nei mercati erano disposte in spettacolari trionfi ornati di rose e gelsomini e costruiti con sapienti accostamenti di colore. La tavola apparacchiata alla maniera napoletana privilegiava i piatti di verdure, l’ingrediente di base della cucina locale. Le difficoltà di rifornire di verdura e frutta, facilmente deperibili, in una città in grande espansione contribuirono a cambiare la cucina napoletana. Fu introdotto, dal 1600 in poi, in misura ancora più massiccia dalla vicina Sicilia, l’uso della pasta. I napoletani erano detti mangiafoglie per la loro cucina a base di verdura. Con la diffusione della pasta furono detti mangiamaccheroni. I maccheroni erano il cibo più popolare, l’abate Galiani ricordava come non potessero mai mancare in un pranzo di nozze. I vicerè organizzavano durante le loro feste grandi tavolate a base di maccheroni: […]