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	<title>Commenti a: Ercolano</title>
	<link>http://blog.positanonelweb.net/i-luoghi-della-campania/ercolano/</link>
	<description>Tradizioni Gusto Ospitalità e Natura nella Terra Felix dei Romani</description>
	<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 23:09:25 +0000</pubDate>
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		<title>di Portici - Palazzo Reale</title>
		<link>http://blog.positanonelweb.net/i-luoghi-della-campania/ercolano/#comment-24</link>
		<pubDate>Sat, 03 Feb 2007 11:11:11 +0000</pubDate>
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					<description>[...] Si narra che durante una fortissimo temporale nell’anno 1737, il re Carlo e la sua consorte la regina Maria Amalia, dovettero fermarsi a Portici; per la incantevole vista, e per la natura esistente nella cittadina, i reali rimasero così incantati del luogo, che al re venne in mente di costruirvi una residenza, nacque così la Reggia di Portici come residenza estiva dei Borbone, divenuta poi residenza reale. I lavori furono affidati ai migliori architetti dell’epoca nell’ambito del Regno, dal Medrano al Antonio Canevari, dal Fuga al Vanvitelli. Il re Carlo, dopo aver acquistato le ville adiacenti appartenenti ad altri nobili napoletani, pensò bene di espandere i possedimenti verso il mare, acquistando anche i boschi circostanti, inglobando in un tutto uno con la reggia. La credenza vuole che la reggia fu costruita in virtù delle strutture nobili del luogo, ma da un attenta valutazione dei vecchi progetti, si scopre in realtà che la Reggia fu fatta non tanto per motivazioni architettoniche quanto piuttosto per motivazioni di carattere politico e sociale, cercando di far costruire una nuova tipologia di struttura che desse l’impressione al popolo, che il re era uno di loro, quindi parte del popolo (ndr Barbera). Successivamente alle favolose scoperte archeologiche di Ercolano , la reggia divenne anche Museo Ercolanese, ove furono raccolte tutte le meraviglie estratte dagli scavi, diventando così meta di turisti aristocratici da tutto il mondo. Non potendo ospitare all’interno della reggia, tutta la corte napoletana, quest’ultima pensò bene, per stare vicino al re, ad acquistare possedimenti intorno al palazzo reale, costruendovi maestose ville nobiliari, facendo nascere così il fantastico territorio, conosciuto oggi come l’area delle &#8220;Ville Vesuviane&#8221;. Il palazzo, con la sua stupenda facciata, ha spaziose terrazze divise da un cortile attraversato dalla &#8220;Regia Strada delle Calabrie&#8221;. Al suo interno si possono ammirare antiche statue provenienti dalla vicina Ercolano, e molte stanze i cui pavimenti, sono stati realizzati con i mosaici provenienti dagli scavi archeologici di tutta l’area vesuviana. Tra le opere più belle che si possono ammirare all’interno, è il salotto della regina, realizzato in una finissima &#8220;porcellana&#8221;, a testimonianza della perfezione dell’artigianato napoletano raggiunto in questa arte dalle fabbriche Reali di Capodimonte. Come per la Reggia di Caserta e quello di Capodimonte, il giardino della Reggia di Portici, è in puro stile inglese, che con dolci e lunghi vialetti, degradano verso il Golfo di Napoli. Con all’interno spazi, realizzati per lo svago e il divertimento dell’epoca, alcuni ancora esistenti, come quella adibita alle esercitazioni militari, altri non più esistenti, come lo spazio adibito al gioco della palla, simile al gioco della &#8220;pelota Spagnola&#8221;, o allo zoo di animali esotici. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Si narra che durante una fortissimo temporale nell’anno 1737, il re Carlo e la sua consorte la regina Maria Amalia, dovettero fermarsi a Portici; per la incantevole vista, e per la natura esistente nella cittadina, i reali rimasero così incantati del luogo, che al re venne in mente di costruirvi una residenza, nacque così la Reggia di Portici come residenza estiva dei Borbone, divenuta poi residenza reale. I lavori furono affidati ai migliori architetti dell’epoca nell’ambito del Regno, dal Medrano al Antonio Canevari, dal Fuga al Vanvitelli. Il re Carlo, dopo aver acquistato le ville adiacenti appartenenti ad altri nobili napoletani, pensò bene di espandere i possedimenti verso il mare, acquistando anche i boschi circostanti, inglobando in un tutto uno con la reggia. La credenza vuole che la reggia fu costruita in virtù delle strutture nobili del luogo, ma da un attenta valutazione dei vecchi progetti, si scopre in realtà che la Reggia fu fatta non tanto per motivazioni architettoniche quanto piuttosto per motivazioni di carattere politico e sociale, cercando di far costruire una nuova tipologia di struttura che desse l’impressione al popolo, che il re era uno di loro, quindi parte del popolo (ndr Barbera). Successivamente alle favolose scoperte archeologiche di Ercolano , la reggia divenne anche Museo Ercolanese, ove furono raccolte tutte le meraviglie estratte dagli scavi, diventando così meta di turisti aristocratici da tutto il mondo. Non potendo ospitare all’interno della reggia, tutta la corte napoletana, quest’ultima pensò bene, per stare vicino al re, ad acquistare possedimenti intorno al palazzo reale, costruendovi maestose ville nobiliari, facendo nascere così il fantastico territorio, conosciuto oggi come l’area delle &#8220;Ville Vesuviane&#8221;. Il palazzo, con la sua stupenda facciata, ha spaziose terrazze divise da un cortile attraversato dalla &#8220;Regia Strada delle Calabrie&#8221;. Al suo interno si possono ammirare antiche statue provenienti dalla vicina Ercolano, e molte stanze i cui pavimenti, sono stati realizzati con i mosaici provenienti dagli scavi archeologici di tutta l’area vesuviana. Tra le opere più belle che si possono ammirare all’interno, è il salotto della regina, realizzato in una finissima &#8220;porcellana&#8221;, a testimonianza della perfezione dell’artigianato napoletano raggiunto in questa arte dalle fabbriche Reali di Capodimonte. Come per la Reggia di Caserta e quello di Capodimonte, il giardino della Reggia di Portici, è in puro stile inglese, che con dolci e lunghi vialetti, degradano verso il Golfo di Napoli. Con all’interno spazi, realizzati per lo svago e il divertimento dell’epoca, alcuni ancora esistenti, come quella adibita alle esercitazioni militari, altri non più esistenti, come lo spazio adibito al gioco della palla, simile al gioco della &#8220;pelota Spagnola&#8221;, o allo zoo di animali esotici. [&#8230;]
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		<title>di Castellammare di Stabia</title>
		<link>http://blog.positanonelweb.net/i-luoghi-della-campania/ercolano/#comment-12</link>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2007 16:58:11 +0000</pubDate>
		<guid>http://blog.positanonelweb.net/i-luoghi-della-campania/ercolano/#comment-12</guid>
					<description>[...] Castellammare di Stabia sorge ai piedi della città romana di Stabia, conservando poco dell’antica città, fu prima città greca, sannita, etrusca e poi romana, famosa in epoca imperiale per le acque curative, fu distrutta, con le vicine Ercolano e Pompei dall&#8217;eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Scavi recenti hanno recuperato parte della città e alcune ville, visitabili, Villa Arianna e Villa San Marco dove si possono vedere sia i vari ambienti romani che i notevoli affreschi. La città, secondo molte persone prende il nome da un antico castello, probabilmente del IX secolo, che da un&#8217;altura di circa 100 metri si affaccia sul golfo di Napoli. Il castello fu restaurato durante il regno di Federico II di Svevia e poi ampliato da Carlo I d&#8217;Angiò, e per questo motivo gli fu attribuito l&#8217;erronea denominazione di &#8220;Castello Angioino&#8220;. Oggi il castello è proprietà privata e puo&#8217; essere ammirato esclusivamente dall&#8217;esterno. Altri sostengono che la denominazione &#8220;Castellammare&#8221; derivi dall&#8217;antica presenza di una fortezza eretta in località Pozzano, sulla spiaggia, per difendere l&#8217;antica cittadina da eventuali attacchi provenienti dalla penisola sorrentina e chiamata Torre di Portocarello, conosciuta dai più, erroneamente, con il nome di Torre Alfonsina che invece sorgeva nei pressi dell&#8217;attuale Fontana Grande. Oggi Castellammare di Stabia, è un fiorente centro industriale, per la presenza dei cantieri navali, commerciale e importante centro termale e per questo motivo che Castellammare di Stabia viene chiamata la &#8220;città delle acque&#8221; per il suo patrimonio idrologico costituito da ben 28 sorgenti di acque minerali differenti, divise tra cloruro-sodiche sulfuree (isotoniche, ipotoniche o ipertoniche), ferruginoso-carboniche e bicarbonato-calciche. Per sfruttare le proprietà di queste acque sono stati creati due stabilimenti termali: le Antiche Terme e le Nuove Terme Stabbiane. Il materiale archeologico è conservato nell’Antiquarium Stabbiano, con reperti dell’età del ferro e delle ville romane [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Castellammare di Stabia sorge ai piedi della città romana di Stabia, conservando poco dell’antica città, fu prima città greca, sannita, etrusca e poi romana, famosa in epoca imperiale per le acque curative, fu distrutta, con le vicine Ercolano e Pompei dall&#8217;eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Scavi recenti hanno recuperato parte della città e alcune ville, visitabili, Villa Arianna e Villa San Marco dove si possono vedere sia i vari ambienti romani che i notevoli affreschi. La città, secondo molte persone prende il nome da un antico castello, probabilmente del IX secolo, che da un&#8217;altura di circa 100 metri si affaccia sul golfo di Napoli. Il castello fu restaurato durante il regno di Federico II di Svevia e poi ampliato da Carlo I d&#8217;Angiò, e per questo motivo gli fu attribuito l&#8217;erronea denominazione di &#8220;Castello Angioino&#8220;. Oggi il castello è proprietà privata e puo&#8217; essere ammirato esclusivamente dall&#8217;esterno. Altri sostengono che la denominazione &#8220;Castellammare&#8221; derivi dall&#8217;antica presenza di una fortezza eretta in località Pozzano, sulla spiaggia, per difendere l&#8217;antica cittadina da eventuali attacchi provenienti dalla penisola sorrentina e chiamata Torre di Portocarello, conosciuta dai più, erroneamente, con il nome di Torre Alfonsina che invece sorgeva nei pressi dell&#8217;attuale Fontana Grande. Oggi Castellammare di Stabia, è un fiorente centro industriale, per la presenza dei cantieri navali, commerciale e importante centro termale e per questo motivo che Castellammare di Stabia viene chiamata la &#8220;città delle acque&#8221; per il suo patrimonio idrologico costituito da ben 28 sorgenti di acque minerali differenti, divise tra cloruro-sodiche sulfuree (isotoniche, ipotoniche o ipertoniche), ferruginoso-carboniche e bicarbonato-calciche. Per sfruttare le proprietà di queste acque sono stati creati due stabilimenti termali: le Antiche Terme e le Nuove Terme Stabbiane. Il materiale archeologico è conservato nell’Antiquarium Stabbiano, con reperti dell’età del ferro e delle ville romane [&#8230;]
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		<title>di Il Vesuvio</title>
		<link>http://blog.positanonelweb.net/i-luoghi-della-campania/ercolano/#comment-7</link>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 16:53:47 +0000</pubDate>
		<guid>http://blog.positanonelweb.net/i-luoghi-della-campania/ercolano/#comment-7</guid>
					<description>[...] Chi dice Vesuvio, dice Campania. &#8220;A Muntagna&#8221; è il nome con cui i napoletani chiamano il vulcano più famoso del mondo, il simbolo della città, che chiude con la sua forma perfetta il golfo di Napoli. Sul cono maestoso domina un atmosfera inquietante e suggestiva. Un paesaggio tormentato, di bellezza selvaggia, attende l’escursionista, e il panorama dall’alto del vulcano spazia dalla penisola sorrentina a Capo di Posillipo, regalando emozioni indimenticabili, in particolare con le tenui luci dall’alba o con quelle intense del tramonto. Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma - Vesuvio ed è alto 1281 metri. È situato leggermente all&#8217;interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano. Il Vesuvio si stacca nettamente dalla piana su cui sorge. Il circuito della base misura circa 20 chilometri e la vetta è a circa 915 metri sul livello del mare. Quest&#8217;ultima misura varia con il tempo, a causa dell&#8217;altezza variabile del cono. La sua altezza moderata, e la facilità con la quale si può raggiungere, hanno indotto molti viaggiatori a scalare la montagna; e non pochi hanno registrato la loro esperienza. Ma le eruzioni sono state così frequenti, e il loro impatto sull&#8217;aspetto del vulcano così grande, che ogni descrizione è rimasta valida per un periodo limitato di tempo, almeno sinora. Le pendici del Vesuvio e i comprensori circostanti sono oggi fittamente antropizzati e disordinatamente urbanizzati. E come nell’antichità anche oggi si dimentica facilmente che il Vesuvio è un vulcano, noto solo per i vini eccellenti e per la folta vegetazione che ricopriva e ricopre la sommità. Ma divenne improvvisamente celebre con l’eruzione del 79 d.C.. Intere città, tra le quali Pompei ed Ercolano, vennero distrutte. L’ultima eruzione, filmata dagli americani, avvenne nel 1944. Da allora il vulcano dorme e per far fronte ai grandi rischi connessi ad una non impossibile eruzione del Vesuvio è stato redatto un piano nazionale d&#8217;emergenza che individua zone a diversa pericolosità e prevede azioni di soccorso, piani di evacuazione eccetera. La Zona rossa (a sua volta suddivisa in 5 zone intercomunali), si estende per circa 200 km e comprende 18 comuni dell&#8217;area vesuviana ufficialmente esposta a maggior rischio da eruzione. Si tratta di un comprensorio dove nel 1999 si stimava abitassero circa 578 mila persone, corrispondenti a oltre 173 mila nuclei familiari, che andrebbero evacuate contemporaneamente in caso di eruzione. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Chi dice Vesuvio, dice Campania. &#8220;A Muntagna&#8221; è il nome con cui i napoletani chiamano il vulcano più famoso del mondo, il simbolo della città, che chiude con la sua forma perfetta il golfo di Napoli. Sul cono maestoso domina un atmosfera inquietante e suggestiva. Un paesaggio tormentato, di bellezza selvaggia, attende l’escursionista, e il panorama dall’alto del vulcano spazia dalla penisola sorrentina a Capo di Posillipo, regalando emozioni indimenticabili, in particolare con le tenui luci dall’alba o con quelle intense del tramonto. Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma - Vesuvio ed è alto 1281 metri. È situato leggermente all&#8217;interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano. Il Vesuvio si stacca nettamente dalla piana su cui sorge. Il circuito della base misura circa 20 chilometri e la vetta è a circa 915 metri sul livello del mare. Quest&#8217;ultima misura varia con il tempo, a causa dell&#8217;altezza variabile del cono. La sua altezza moderata, e la facilità con la quale si può raggiungere, hanno indotto molti viaggiatori a scalare la montagna; e non pochi hanno registrato la loro esperienza. Ma le eruzioni sono state così frequenti, e il loro impatto sull&#8217;aspetto del vulcano così grande, che ogni descrizione è rimasta valida per un periodo limitato di tempo, almeno sinora. Le pendici del Vesuvio e i comprensori circostanti sono oggi fittamente antropizzati e disordinatamente urbanizzati. E come nell’antichità anche oggi si dimentica facilmente che il Vesuvio è un vulcano, noto solo per i vini eccellenti e per la folta vegetazione che ricopriva e ricopre la sommità. Ma divenne improvvisamente celebre con l’eruzione del 79 d.C.. Intere città, tra le quali Pompei ed Ercolano, vennero distrutte. L’ultima eruzione, filmata dagli americani, avvenne nel 1944. Da allora il vulcano dorme e per far fronte ai grandi rischi connessi ad una non impossibile eruzione del Vesuvio è stato redatto un piano nazionale d&#8217;emergenza che individua zone a diversa pericolosità e prevede azioni di soccorso, piani di evacuazione eccetera. La Zona rossa (a sua volta suddivisa in 5 zone intercomunali), si estende per circa 200 km e comprende 18 comuni dell&#8217;area vesuviana ufficialmente esposta a maggior rischio da eruzione. Si tratta di un comprensorio dove nel 1999 si stimava abitassero circa 578 mila persone, corrispondenti a oltre 173 mila nuclei familiari, che andrebbero evacuate contemporaneamente in caso di eruzione. [&#8230;]
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