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Archivio delle categorieStoria e tradizioni



Storia e tradizioni Sabato Di Martino il 16 Feb 2007

Il carnevale in Campania

La maschera di PulcinellaIl carnevale , in Campania, è una festa in disuso, ma fino alla metà del 1700 rimase un momento fondamentale, come dimostra la narrazione delle liturgie carnevalesche della corte e dell’aristocrazia. Questa storia, tra l’altro ben poco studiata è tuttavia più documentata che l’altro carnevale, quello delle classi popolari che non ha lasciato che deboli tracce. Per avere qualche notizia in proposito bisogna aspettare il 1800, con i racconti dei viaggiatori stranieri di passaggio a Napoli. La distinzione di classe tra i carnevali e la poca accortezza dei cronisti del tempo, hanno consegnato ai nostri giorni una tradizione morente dalla quale però spicca, come anima indistruttibile del sentire di questa regione, la maschera di Pulcinella a cavallo della vecchia ‘o carnevale: una maschera doppia, che rappresenta Pulcinella e una vecchia che lo porta sulle spalle, l’uscita della maschera il giovedì di carnevale si accompagnava con un rito di questua che percorreva le vie storiche della città, quelle più ricche di botteghe e di offerte.

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Storia e tradizioni Sabato Di Martino il 14 Feb 2007

La Campania e le sue cinque province

Sono cinque le province in cui si divide la regione Campania: Napoli, Avellino, Benevento, Caserta e Salerno, ma le sub regioni, che corrispondono a storiche definizioni, ad aggregazioni economiche, a fatti geografici, sono molte di più e, sotto certi aspetti, fanno concorrenza alla ripartizione amministrativa, abbiamo così la “Terra di Lavoro” a Caserta, il “Sannio” a Benevento, “l’Irpinia” ad Avellino, “l’Agro Nocerino Sarnese” e il “Cilento” a Salerno e la “Baronia”, antica denominazione dell’alta Irpinia. All’interno di esse, ulteriori suddivisioni formano “l’Agro Nolano” e “Alfano”, il “Matese”, la “Costiera Amalfitana e Sorrentina”. Un segno di rivendicazione individualistica, che è anche testimonianza delle vicende che storicamente hanno investito la Campania. Ricordiamo soltanto che dopo la caduta dell’impero romano si ebbero formazioni politico-amministartive da cui, per grandi evoluzioni, si determinano le attuali circoscrizioni provinciali. Nel VI secolo si formò la “Longobarda minor”, che comprendeva Benevento, Capua e Salerno, nacquero i ducati autonomi di Napoli, Sorrento, Amalfi e Gaeta, poi con i Normanni nel secolo XII si formarono le aree di influenza di Terra di Lavoro, e il principato di Salerno, Benevento divenne, e lo restò fino all’unità d’Italia, un enclave pontificia nel centro del regno di Napoli, infatti nasce da qui la sua estraneità da tutto il contesto della Campania. L’unità dell’Italia, confermò i processi amministrativi e territoriali precedenti, l’assetto definitivo regionale è però del 1927, quando tutta l’area compresa sulla direttrice che va da Cassino al Golfo di Gaeta, fino allora territorio della Campania, passò sotto la giurisdizione della provincia di Roma, compresa l’Isola di Ponza e poi di Ventotene.

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Storia e tradizioni Sabato Di Martino il 08 Feb 2007

Napoli e le tappe più importanti della sua storia

napoli piazza del plebiscito

IX a.C. Viandanti e commercianti della Anatolia ed Achei, fanno nascere Parthenope, uno dei più grandi mercati d’Italia di allora sulle rotte che portano verso la parte alta del Mar Tirreno, venne distrutta nel 550 a.C.

475 a.C. I Cumani, abitanti dell’antica Cuma, fondano la città nuova, l’antica Neapolis, nella parte est di Parthenope, che prenderà il nome di città vecchia ovvero Palepolis.

90 – 89 a.C. Subentra Roma ed il suo dominio, concedendo agli abitanti della Campania la cittadinanza romana.

62 d.C. Incomincia da questo periodo le grandi tragedie naturali che accompagneranno Napoli nella storia, un terremoto danneggia la città.

79 d.C. ll Vesuvio con la sua spaventosa eruzione, distruggerà Pompei, Ercolano, Stabia e tutta l’odierna area vesuviana.

476 d.C. Nel Castel dell’Ovo, l’antico Castrum Lucullium, muore Romolo Augustolo, l’ultimo imperatore romano d’occidente.

536 d.C. L’imperatore Giustiniano, imperatore d’oriente, mandò Belisario, alla conquista di Napoli.

763 d.C. Napoli diventa un ducato autonomo dell’antica Bisanzio.

1224. Nasce la prima Università Statale, chiamata “lo Studio”, fondata da Federico II di Svevia.

1226. Incomincia la dinastia degli Angioini con Carlo I d’Angiò.

1443. Termina la dinastia degli Angioini e nasce quella Aragonosese con Alfonso d’Aragona, ed in questo momento nasce la grande cultura umanistica nel meridione d’Italia.

1474. Vede la luce la prima tavolozza che rappresenta l’immagine della città, la cosiddetta “tavolozza Strozza”.

1503. Comincia il lungo periodo del vicereame Spagnolo, Consalvo di Còrdoba, entra nella città.

1532. Il nuovo Vicerè, Don Pedro da Toledo, fa iniziare i lavori di ampliamento della città.

1647. Masaniello (Tommaso Aniello), pescatore Amalfitano, inizia la rivolta contro gli spagnoli, repressa poi nel sangue.

1656-1668. Una pestilenza decima la popolazione ed uno spaventoso terremoto distrugge buona parted ella città.

1707. Nasce un brevissimo vicereame Austriaco.

1734. Nasce il Regno autonomo delle due Sicilie con Carlo I di Borbone di Napoli.

1759. Alla morte del re di Spagna, il re Carlo I di Borbone di Napoli, fratello del sovrano spagnolo, torna in Spagna per prendere la corona Ispanica, lasciando il regno di Napoli a suo figlio Ferdinando.

1799. Nasce la Repubblica di Napoli, ma dura poco, infatti nello stesso anno re Ferdinando torna a Napoli.

1806. Napoleone Bonaparte, concede il regno di Napoli prima al fratello Giuseppe e poi a Gioacchino Murat, questo fu il breve periodo francese del regno di Napoli.

1815. Dopo aver fucilato Murat, re Ferdinando, prendendo il nome di Ferdinando I re delle Due Sicilie, torna di nuovo sul trono.

1820. Nasce la prima costituzione di Napoli, concessa dal re dopo la ribellione del popolo.

1825. Viene proclamato re Francesco I.

1830. Viene proclamato re Ferdinando I.

1839. Viene inaugurata a Portici, la prima ferrovia d’Italia.

1859. Viene proclamato re, l’ultimo sovrano di Napoli e delle Due Sicilie, Francesco II.

1860. Giuseppe Garibaldi entra in Napoli, che con plebiscito popolare, viene annessa con tutto il regno, al Piemonte.

1943. Anno della cacciata dei nazisti da Napoli con le famose quattro giornate.

Dal dopo guerra in poi la storia è quella odierna.

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Storia e tradizioni Sabato Di Martino il 05 Feb 2007

Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa

Realizzato la dove era situato il primo opificio italiano, il Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa, è per la ricchezza dei materiali esposti, uno dei più importanti musei ferroviari europei. Realizzato alle adiacenze della prima linea ferroviaria italiana, si estende su di un area di ben 36.000 mq, con il Golfo di Napoli ed il Vesuvio come cornice, ai confini tra Napoli e Portici. Fu realizzato lì dove sorgeva un industria siderurgica per poi diventare successivamente una fabbrica per le locomotive a vapore e dopo essere stato anche una sorte di accademia per gli ufficiali di macchina della reale marina borbonica. La struttura è costituita da un enorme e unico capannone, e ospita al suo interno, ventisei locomotive elettriche trifase, quattro locomotive elettriche a corrente continua, cinque locomotori diesel, due elettromotrici, cinque automotrici e dieci carrozze passeggeri. La visita inizia dal suggestivo salone delle locomotive a vapore, usata più volte per concerti, per poi proseguire nella modernità delle locomotive elettriche, degno di rilievo storico è la locomotiva “740.115”, utilizzata per trasportare il milite ignoto, dalle trincee del confine austriaco all’Altare della Patria a Roma, e di rilievo tecnico, l’elettromotrice Ale 792.004 progenitrice del famoso Etr 212, a sua volta avo dell’allora moderno “Pendolino“. Fra le carrozze spicca il salone del treno reale che presenta un soffitto liberty d’oro zecchino dipinto di blu e dal tavolo in pregiato mogano esotico, fatto in un pezzo unico e per 26 commensali. Posta sul piazzale del museo, la maestosa statua in ghisa del re Ferdinando II di Borbone, una tra le più grandi opere di ghisa che siano mai state fuse in Italia. Il museo possiede al suo interno una biblioteca polifunzionale, usata anche per convegni, l’entrata è gratuita e a richiesta si possono anche organizzare visite guidate.

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