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Ambiente Sabato Di Martino il 12 Feb 2007
La Piana del Sele e le sue bufalare
Ed eccoci di nuovo nella Piana del Sele a spiegare la peculiarità della zona, le bufalare. Paestum ha sempre avuto una vocazione agricola, sottolineata dall’allevamento bufalo, l’animale di maggior resistenza nelle zone malariche, e Paestum ha sofferto di questa piaga sino agli anni quaranta. Legati all’allevamento sono i piccoli edifici che oggi potremmo definire reperti di “archeologia rurale”, rustiche abitazioni degli agricoltori e allevatori del 1700 e del 1800 situate nell’ambito della villa padronale. Nasce, quest’ultima, come riflesso di una nuova economia inventata e intrapresa, dalla fine del 1700 sino agli inizi del secolo scorso, da parte dell’aristocrazia terriera arrivata nella Piana del Sele dalle montagne del Cilento. Ce ne sono diverse a Capaccio-Paestum e nel suo territorio, ma le più belle e integre sono quelle di Villa Salati, proprio di fronte ai templi. Sparse qua e là s’incontrano le vecchie abitazioni dei guardiani di bufali, costruzioni alte al massimo 4 metri a pianta semiellittica. Sono estremamente interessanti per la sovrapposizione di stereometrie elementari quali la piramide, il cono. L’ attenzione del visitatore è subito catturata dal grande camino centrale di forma circolare con cappa sospesa su quattro piccole colonne. Il camino risultava indispensabile, sia per i bisogni legati al cibo e al riscaldamento, sia per asciugare le forme di formaggi. Sulle pareti trova posto una serie di cuccette in muratura divise da pareti sottili: tutte uguali, tranne quelle in angolo per il capofamiglia e per le donne.
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Ambiente Sabato Di Martino il 19 Gen 2007
Il Vesuvio
A distanza la montagna sembra inoffensiva, il profilo azzurro del cono maestoso che termina in una densa nube di fumo, come nuvole tempestose che si addensano intorno ai picchi nevosi dei lontani Appennini; ma quando il turista avventuroso vuol avvicinarsi al cratere ardente, e si trascina sulle pendici nere e tormentate, vedrà nelle immense voragini e fenditure tracce di convulsioni possenti.
A.J. O’ Reily, 1884.
Chi dice Vesuvio, dice Campania. “A Muntagna” è il nome con cui i napoletani chiamano il vulcano più famoso del mondo, il simbolo della città, che chiude con la sua forma perfetta il golfo di Napoli. Sul cono maestoso domina un atmosfera inquietante e suggestiva. Un paesaggio tormentato, di bellezza selvaggia, attende l’escursionista, e il panorama dall’alto del vulcano spazia dalla penisola sorrentina a Capo di Posillipo, regalando emozioni indimenticabili, in particolare con le tenui luci dall’alba o con quelle intense del tramonto. Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma - Vesuvio ed è alto 1281 metri. È situato leggermente all’interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano. Il Vesuvio si stacca nettamente dalla piana su cui sorge. Il circuito della base misura circa 20 chilometri e la vetta è a circa 915 metri sul livello del mare. Quest’ultima misura varia con il tempo, a causa dell’altezza variabile del cono. La sua altezza moderata, e la facilità con la quale si può raggiungere, hanno indotto molti viaggiatori a scalare la montagna; e non pochi hanno registrato la loro esperienza. Ma le eruzioni sono state così frequenti, e il loro impatto sull’aspetto del vulcano così grande, che ogni descrizione è rimasta valida per un periodo limitato di tempo, almeno sinora. Le pendici del Vesuvio e i comprensori circostanti sono oggi fittamente antropizzati e disordinatamente urbanizzati. E come nell’antichità anche oggi si dimentica facilmente che il Vesuvio è un vulcano, noto solo per i vini eccellenti e per la folta vegetazione che ricopriva e ricopre la sommità. Ma divenne improvvisamente celebre con l’eruzione del 79 d.C.. Intere città, tra le quali Pompei ed Ercolano, vennero distrutte. L’ultima eruzione, filmata dagli americani, avvenne nel 1944. Da allora il vulcano dorme e per far fronte ai grandi rischi connessi ad una non impossibile eruzione del Vesuvio è stato redatto un piano nazionale d’emergenza che individua zone a diversa pericolosità e prevede azioni di soccorso, piani di evacuazione eccetera. La Zona rossa (a sua volta suddivisa in 5 zone intercomunali), si estende per circa 200 km e comprende 18 comuni dell’area vesuviana ufficialmente esposta a maggior rischio da eruzione.
Si tratta di un comprensorio dove nel 1999 si stimava abitassero circa 578 mila persone, corrispondenti a oltre 173 mila nuclei familiari, che andrebbero evacuate contemporaneamente in caso di eruzione.
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