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Monthly ArchiveFebbraio 2007



Appuntamenti del mese Sabato Di Martino on 10 Feb 2007

Mozzarella di bufala Campana “la Regina a Paestum”

Simbolo del DOP mozzarella di bufalaApre oggi il 2° salone, e per tre giorni, un full immersion nei luoghi della mozzarella di bufala Campana, che si svolgerà presso il centro congressi Ariston di Paestum. Non c’è stampa antica che non riproduca, e rappresenti, i templi di Paestum, con nello sfondo, bufale che pascolano placidamente. Oggi le bufale e i templi ci sono ancora, con un fine settimana che può mettere insieme scoperte culturali e sapori della tradizione. Tra musei, stalle e ristoranti, sarà difficile scegliere tra le bellezze dei templi di Cerere, Nettuno e della Basilica greca, ma ancora più difficile sarà decidere qual è la più buona tra le mozzarelle di bufala della Campania. Quella della piana del Sele è più aromatica, quella di Terra di Lavoro, più sapida e intensa. Un gusto tutto da scoprire insieme alle altre mozzarelle prodotte nel basso Lazio e in Puglia. Tre giorni al salone della mozzarella a Paestum, per chi non ha ancora scelto, potrà finalmente decidere. Tra una visita ai templi e allo straordinario museo archeologico, c’è di che assaggiare al centro congressi Ariston di Paestum. Per ulteriori informazioni potete visitare il sito del “Salone della mozzarella“.

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Ricette Sabato Di Martino on 09 Feb 2007

Pizza quattro stagioni

Pizza quattro stagioniIngredienti :

  1. ½ Kg di pasta per la pizza
  2. 250 gr di polpa di pomodoro
  3. ½ Kg di cozze
  4. 250 gr di funghi freschi
  5. 150 gr di prosciutto cotto
  6. mozzarella
  7. olio
  8. sale
  9. pepe

Preparazione:

  • Dopo aver ben lavato le cozze e averle fatte sgocciolare, ponetele sul fuoco in una padella larga. Man mano che i gusci si dischiudono, staccate i molluschi e metteteli da parte.
  • Affettate intanto i funghi, che poi farete rosolare in poco olio.
  • Dividete in quattro parti la pasta, tracciando lungo i due diametri di essa uan sorta di segno a forma di croce.
  • Sistemate in una sezione i funghi, in un’altra il prosciutto che avrete già tagliato a dadini, nella terza la polpa do pomodoro e la mozzarella a dadini e nell’ultima solo un leggero strato di pomodoro.
  • Condite con olio, sale e pepe.
  • Fate cuocere il tutto in forno pre riscaldato a 220° per 20-25 minuti.
  • Dieci minuti prima della cottura, sistemate le cozze nella quarta sezione della pizza.

Adatta a …chi vuole trasformare la pizza in un pranzo completo.

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Storia e tradizioni Sabato Di Martino on 08 Feb 2007

Napoli e le tappe più importanti della sua storia

napoli piazza del plebiscito

IX a.C. Viandanti e commercianti della Anatolia ed Achei, fanno nascere Parthenope, uno dei più grandi mercati d’Italia di allora sulle rotte che portano verso la parte alta del Mar Tirreno, venne distrutta nel 550 a.C.

475 a.C. I Cumani, abitanti dell’antica Cuma, fondano la città nuova, l’antica Neapolis, nella parte est di Parthenope, che prenderà il nome di città vecchia ovvero Palepolis.

90 – 89 a.C. Subentra Roma ed il suo dominio, concedendo agli abitanti della Campania la cittadinanza romana.

62 d.C. Incomincia da questo periodo le grandi tragedie naturali che accompagneranno Napoli nella storia, un terremoto danneggia la città.

79 d.C. ll Vesuvio con la sua spaventosa eruzione, distruggerà Pompei, Ercolano, Stabia e tutta l’odierna area vesuviana.

476 d.C. Nel Castel dell’Ovo, l’antico Castrum Lucullium, muore Romolo Augustolo, l’ultimo imperatore romano d’occidente.

536 d.C. L’imperatore Giustiniano, imperatore d’oriente, mandò Belisario, alla conquista di Napoli.

763 d.C. Napoli diventa un ducato autonomo dell’antica Bisanzio.

1224. Nasce la prima Università Statale, chiamata “lo Studio”, fondata da Federico II di Svevia.

1226. Incomincia la dinastia degli Angioini con Carlo I d’Angiò.

1443. Termina la dinastia degli Angioini e nasce quella Aragonosese con Alfonso d’Aragona, ed in questo momento nasce la grande cultura umanistica nel meridione d’Italia.

1474. Vede la luce la prima tavolozza che rappresenta l’immagine della città, la cosiddetta “tavolozza Strozza”.

1503. Comincia il lungo periodo del vicereame Spagnolo, Consalvo di Còrdoba, entra nella città.

1532. Il nuovo Vicerè, Don Pedro da Toledo, fa iniziare i lavori di ampliamento della città.

1647. Masaniello (Tommaso Aniello), pescatore Amalfitano, inizia la rivolta contro gli spagnoli, repressa poi nel sangue.

1656-1668. Una pestilenza decima la popolazione ed uno spaventoso terremoto distrugge buona parted ella città.

1707. Nasce un brevissimo vicereame Austriaco.

1734. Nasce il Regno autonomo delle due Sicilie con Carlo I di Borbone di Napoli.

1759. Alla morte del re di Spagna, il re Carlo I di Borbone di Napoli, fratello del sovrano spagnolo, torna in Spagna per prendere la corona Ispanica, lasciando il regno di Napoli a suo figlio Ferdinando.

1799. Nasce la Repubblica di Napoli, ma dura poco, infatti nello stesso anno re Ferdinando torna a Napoli.

1806. Napoleone Bonaparte, concede il regno di Napoli prima al fratello Giuseppe e poi a Gioacchino Murat, questo fu il breve periodo francese del regno di Napoli.

1815. Dopo aver fucilato Murat, re Ferdinando, prendendo il nome di Ferdinando I re delle Due Sicilie, torna di nuovo sul trono.

1820. Nasce la prima costituzione di Napoli, concessa dal re dopo la ribellione del popolo.

1825. Viene proclamato re Francesco I.

1830. Viene proclamato re Ferdinando I.

1839. Viene inaugurata a Portici, la prima ferrovia d’Italia.

1859. Viene proclamato re, l’ultimo sovrano di Napoli e delle Due Sicilie, Francesco II.

1860. Giuseppe Garibaldi entra in Napoli, che con plebiscito popolare, viene annessa con tutto il regno, al Piemonte.

1943. Anno della cacciata dei nazisti da Napoli con le famose quattro giornate.

Dal dopo guerra in poi la storia è quella odierna.

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Arte e monumenti Sabato Di Martino on 07 Feb 2007

Il Corallo di Torre del Greco

Corallo cammeoTorre del Greco vanta una lunghissima tradizione sulla lavorazione del corallo, arte che fu data in esclusiva concessione dal re Ferdinando IV di Borbone nel secolo XIX, al cardinale Batolomeo Martiri, al quale si raccolsero quasi tutti gli artigiani locali, per dare avvio alla Real Scuola del Corallo. Padroni assoluti come pescatori corallini fin dal secolo XV, ci volle poi quasi un altro secolo e mezzo perché l’esperienza, accumulata nella pesca e nel commercio del corallo, fosse messa a frutto nella lavorazione artistica, convertendo Torre del Greco nel più importante centro mondiale di trasformazione del corallo. Dopo l’inizio della lavorazione del corallo, iniziò anche la lavorazione del cammeo, fatta più per diversificare il mercato dal prodotto originale di produzione. Attualmente, a Torre del Greco, da decine di anni, circa 3/4.000 persone si dedicano e si tramandano l’arte della lavorazione del corallo e del cammeo. L’attuale produzione, spazia dal liscio corallo, fino alle pregiate incisioni e alle sculture, ma la scuola di Torre del Greco è rinomata è apprezzata in tutto il mondo, per le splendide lavorazioni sui cammei di pietre dure, solitamente lavorate in bassorilievo, del tipo sardonica, ma anche sulla pietra lavica, turchese e calcedonio. Malgrado la forte concorrenza da parte dei paesi asiatici, la fantasia e la perfezione stilistica, rendono l’artigianato del corallo di Torre del Greco, ancora molto competitivo al livello mondiale, difficilmente superabile. Pertanto merita una visita del tutto speciale il “Museo del Corallo e dell’Oreficeria”, annesso all’Istituto d’Arte della città di Torre del Greco, ove mostra una esaustiva visione della lavorazione di questo straordinario animale del mare, facendo comprendere l’evoluzione del gusto e della lavorazione nei secoli.

Fonte foto: http://www.antoninodesimone.it/index3.htm - Lavorazione del corallo dal 1830.

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Ricette Sabato Di Martino on 06 Feb 2007

Conserva di pomodoro

Barattoli di conservaÈ questa una consuetudine ancora in uso nei piccoli centri dell’en­troterra. Per ottenere almeno un kg di conserva occorrono kg 10 di pomodori di San Marzano che siano maturi ma mai molli e g 180 di sale; vanno lavati ed asciugati con un telo uno per uno, poi bisogna dividerli in due nel senso della lunghezza ed esporli al sole su spiana­toie di legno o, se ne avete a disposizione, su graticci, per restarvi dai tre ai quattro giorni, avendo cura di rientrarli in casa al tramontare del sole, in un locale però privo di mosche e di moscerini (nel caso copri­te i pomodori con un telo). Pronti che siano, passateli al setaccio, sa­late e raccogliete il sugo in grandi scodelle possibilmente di coccio che esporrete al sole avendo cura di mescolare il succo tre-quattro volte al giorno. A sera rientro e copertura delle scodelle. Questa ope­razione andrà avanti sino a quando la salsa non si sarà rassodata assu­mendo un colore rosso bruno. A questo punto ponete la conserva in vasi di vetro ricoperti di basilico, livellate la superficie sulla quale avrete fatto calare un leggero strato di olio d’oliva extravergine. Chiudete i barattoli di vetro con il loro coperchio, assicurandovi che la chiusura sia ermetica e sistemateli in luogo asciutto ed al buio. Quando userete la conserva diluitene l’occorrente (prendetelo con un mestolo di legno) in acqua calda, tenendola sul fuoco medio sino a quando la sua intensità sia idonea all’uso. Richiudete il barattolo ag­giungendovi un altro filo d’olio. Allorché userete questa salsa siate parchi di sale in quanto lo avevate già incorporato nella conserva.

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Storia e tradizioni Sabato Di Martino on 05 Feb 2007

Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa

Realizzato la dove era situato il primo opificio italiano, il Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa, è per la ricchezza dei materiali esposti, uno dei più importanti musei ferroviari europei. Realizzato alle adiacenze della prima linea ferroviaria italiana, si estende su di un area di ben 36.000 mq, con il Golfo di Napoli ed il Vesuvio come cornice, ai confini tra Napoli e Portici. Fu realizzato lì dove sorgeva un industria siderurgica per poi diventare successivamente una fabbrica per le locomotive a vapore e dopo essere stato anche una sorte di accademia per gli ufficiali di macchina della reale marina borbonica. La struttura è costituita da un enorme e unico capannone, e ospita al suo interno, ventisei locomotive elettriche trifase, quattro locomotive elettriche a corrente continua, cinque locomotori diesel, due elettromotrici, cinque automotrici e dieci carrozze passeggeri. La visita inizia dal suggestivo salone delle locomotive a vapore, usata più volte per concerti, per poi proseguire nella modernità delle locomotive elettriche, degno di rilievo storico è la locomotiva “740.115”, utilizzata per trasportare il milite ignoto, dalle trincee del confine austriaco all’Altare della Patria a Roma, e di rilievo tecnico, l’elettromotrice Ale 792.004 progenitrice del famoso Etr 212, a sua volta avo dell’allora moderno “Pendolino“. Fra le carrozze spicca il salone del treno reale che presenta un soffitto liberty d’oro zecchino dipinto di blu e dal tavolo in pregiato mogano esotico, fatto in un pezzo unico e per 26 commensali. Posta sul piazzale del museo, la maestosa statua in ghisa del re Ferdinando II di Borbone, una tra le più grandi opere di ghisa che siano mai state fuse in Italia. Il museo possiede al suo interno una biblioteca polifunzionale, usata anche per convegni, l’entrata è gratuita e a richiesta si possono anche organizzare visite guidate.

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I luoghi della Campania Sabato Di Martino on 03 Feb 2007

Portici - Palazzo Reale

Palazzo Reale di PorticiSi narra che durante una fortissimo temporale nell’anno 1737, il re Carlo e la sua consorte la regina Maria Amalia, dovettero fermarsi a Portici; per la incantevole vista, e per la natura esistente nella cittadina, i reali rimasero così incantati del luogo, che al re venne in mente di costruirvi una residenza, nacque così la Reggia di Portici come residenza estiva dei Borbone, divenuta poi residenza reale. I lavori furono affidati ai migliori architetti dell’epoca nell’ambito del Regno, dal Medrano al Antonio Canevari, dal Fuga al Vanvitelli. Il re Carlo, dopo aver acquistato le ville adiacenti appartenenti ad altri nobili napoletani, pensò bene di espandere i possedimenti verso il mare, acquistando anche i boschi circostanti, inglobando in un tutto uno con la reggia. La credenza vuole che la reggia fu costruita in virtù delle strutture nobili del luogo, ma da un attenta valutazione dei vecchi progetti, si scopre in realtà che la Reggia fu fatta non tanto per motivazioni architettoniche quanto piuttosto per motivazioni di carattere politico e sociale, cercando di far costruire una nuova tipologia di struttura che desse l’impressione al popolo, che il re era uno di loro, quindi parte del popolo (ndr Barbera). Successivamente alle favolose scoperte archeologiche di Ercolano , la reggia divenne anche Museo Ercolanese, ove furono raccolte tutte le meraviglie estratte dagli scavi, diventando così meta di turisti aristocratici da tutto il mondo. Non potendo ospitare all’interno della reggia, tutta la corte napoletana, quest’ultima pensò bene, per stare vicino al re, ad acquistare possedimenti intorno al palazzo reale, costruendovi maestose ville nobiliari, facendo nascere così il fantastico territorio, conosciuto oggi come l’area delle “Ville Vesuviane”. Il palazzo, con la sua stupenda facciata, ha spaziose terrazze divise da un cortile attraversato dalla “Regia Strada delle Calabrie”. Al suo interno si possono ammirare antiche statue provenienti dalla vicina Ercolano, e molte stanze i cui pavimenti, sono stati realizzati con i mosaici provenienti dagli scavi archeologici di tutta l’area vesuviana. Tra le opere più belle che si possono ammirare all’interno, è il salotto della regina, realizzato in una finissima “porcellana”, a testimonianza della perfezione dell’artigianato napoletano raggiunto in questa arte dalle fabbriche Reali di Capodimonte. Come per la Reggia di Caserta e quello di Capodimonte, il giardino della Reggia di Portici, è in puro stile inglese, che con dolci e lunghi vialetti, degradano verso il Golfo di Napoli. Con all’interno spazi, realizzati per lo svago e il divertimento dell’epoca, alcuni ancora esistenti, come quella adibita alle esercitazioni militari, altri non più esistenti, come lo spazio adibito al gioco della palla, simile al gioco della “pelota Spagnola”, o allo zoo di animali esotici.

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I luoghi della Campania Sabato Di Martino on 02 Feb 2007

Torre Annunziata

Torre Annunziata - Villa di OplontiCittà marittima, fu così chiamata perché, nel medioevo, dopo la distruzione da parte del Vesuvio nell’eruzione del 79 d.C., Guglielmo di Nocera e altri eressero, una cappella sotto il titolo della Vergine Annunziata, oggi Santuario di Maria SS. Della Neve, con il relativo ospedale e il gran cancelliere del regno Ugone da Alagno, ai tempi di re Alfonso d’Aragona, vi costruì una torre per difesa contro le incursioni dei Barbareschi, ecco del perchè del nome di Torre Annunziata. Successivamente nel 1758, fu costruita una fabbrica d’armi, da Carlo di Borbone, che acquistò grande risonanza. Nel suo territorio, che la Tabula Peutingeriana indica con il sito di Oplonti, è stata portata alla luce una delle più ricche e sfarzose ville di epoca romana (I secolo a.C.) presumibilmente appartenuta alla Gens Poppea e forse dimora estiva di ricchi pompeiani. In particolare si crede che tale villa sia appartenuta a Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone. In anni più recenti è stata scavata e riportata alla luce altra imponente costruzione rustica d’epoca romana tra le cui mura sono stati rinvenuti gioelli e monili forgiati con ammirevole tecnica orafa . L’Unesco ha designato il sito archeologico di Oplonti, situato nel comune di Torre Annunziata, come Patrimonio dell’umanità. Oggi è un centro industriale, commerciale, porto peschereccio e stazione termale, con acque salso-alcaline fredde, che sgorgano numerosi dai terreni vulcanici, impiegate nella cura dei reumatismi e malattie del ricambio, oltre ad essere base per le escursioni sul Vesuvio.

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