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Monthly ArchiveGennaio 2007



Itinerari e degustazioni Sabato Di Martino on 31 Gen 2007

Penisola Sorrentina

pensiloa sorrentinaL’ incantevole paesaggio naturale che offre, fa della Penisola Sorrentina uno dei siti turistici più famosi d’Italia. Distesa nel mare Tirreno quasi a sfiorare l’isola di Capri, si allunga da Castellammare di Stabia a Punta Campanella, naturale barriera tra il golfo di Napoli e quello di Salerno. Arte e costume contraddistinguono i numerosi centri abitati che la compongono, tra i quali il più famoso è Sorrento: riparata su di una maestosa scogliera a picco sul mare, questa piacevole e elegante cittadina, conserva importanti memorie classiche e medioevali, in cui si affiancano, facendone tutt’uno, le architetture del Rinascimento Italiano e del Barocco Napoletano. Non mancano, in questa Penisola di forte richiamo, le opportunità per un turismo per la salute, come i noti complessi termali di Vico Equense, uno dei luoghi più caratteristici della Costiera, e di Castellammare di Stabia, la città delle acque. Ma è nello splendore della natura, la grande attrazione di questa terra: la strada che attraversa la costiera è una delle bellezze del paesaggio italiano. Tra gli aranci, le vigne e gli oliveti, deliziosamente degradanti verso il mare, il cammino della strada, segue il sinuoso profilo della costa, schiudendo curva dopo curva, vedute fatate sul golfo di Napoli, il Vesuvio e Capri. La costa è alta, irregolare e pietrosa, con picchi calcarei che si infrangono in precipizi, insenature e scogli.

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I luoghi della Campania Sabato Di Martino on 30 Gen 2007

Meta (di Sorrento)

Meta di Sorrento vedutaMeta di Sorrento fu creato come territorio dai Borboni, quando costruirono la strada che collega Castellammare di Stabia con Sorrento, era il primo territorio che si incontrava andando verso Sorrento, infatti era detto il primo del Piano, territorio che già in epoca romana era chiamato “Planities” che si incontrava venendo via terra.. L’origine del nome di Meta è dubbia, potrebbe derivare dal latino meta, che significa mucchio, cumulo ed assumere quindi il significato di altura. Il termine latino meta inoltre, può assumere anche il significato di limite, quindi confine (della pianura Sorrentina, in questo caso). Il nome potrebbe però anche derivare dal termine “meta“, con il significato di “punto di arrivo” infatti qui giungeva a destinazione la strada romana che partiva da Vico Equense e oltrepassava la montagna (Punta Scutari). Alcuni ipotizzano inoltre che il termine possa derivare da un vocabolo longobardo che identifica i beni portati alla sposa, la cosiddetta dote. Posizionata sul margine di una terrazza tufacea, oggi è località di villeggiatura e balneare, con le belle spiagge di Marina di Meta e di Alimuri. Nel centro storico notevole è la basilica paleocristiana di Santa Maria del Lauro nata sulle rovine di un antico tempio dedicato a Minerva, i palazzotti dei “Capitani di lungo corso” e degli “Armatori”, infatti Meta aveva una forte vocazione marinara, risalente al periodo borbonico: finché ci furono le navi a vela, Meta restò ai primi posti per tonnellaggio tra i comuni italiani.

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I luoghi della Campania Sabato Di Martino on 29 Gen 2007

Vico Equense

vico equense la cattedraleVico Equense è l’antica Aequana, terra di origine non distante da Sorrento, di un antico guerriero di nome Murrano, citato nel I secolo d. C. Si­lio Ita­lico nel poema “Pu­nica”, nar­rando la sua morte nella batta­glia del Trasimeno del 217 a. C.. Distrutta dai Goti fu rifondata da Carlo II d’Angiò, e le sue memorie sono ancora conservate nell’Antiquarium e dove oggi sono esposti anche ricchi reperti archeologici del secolo VII e V a.C. provenienti da una necropoli. Oggi, con il clima favorevole e la sua centralità rispetto ai più impor­tanti siti culturali e turistici della Campania, è stazione balneare e di soggiorno, rimanendo famosa per le stazioni termali dello Scrajo, luogo ricco di sor­genti sul­furee dalle qua­lità te­rapeutiche, e per la “pizza a metro”, conserva numerose testimonianze del passato: la Chiesa dell’Assunta, l’unica chiesa gotica della Penisola Sorrentina, Castello Giusto, fondato dagli Angioni e rimaneggiato tra il 1600 e il 1800. Da questa località sono facilmente raggiungibili sia il mare (marina di Aequa, con com­plessi turi­stici e balne­ari, che si con­clude con la spiaggia detta delle “Calcare”.e della Marina di Vico con spiagge fre­quentatissime alle quali si le­gano in­cantevoli segmenti di costa), che la montagna (monte Faito) attraverso una strada tortuosa e seguendo le pendici sinuose dei Monti Lattari, quest’ultima anche tramite funivia sita nella vicina Castellammare di Stabia. Il comune basa la propria economia sul turismo e sull’attività casearia.

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Ricette Sabato Di Martino on 26 Gen 2007

Pizza Napoletana

Ingredienti:

  1. 1/2 di pasta per la pizza base
  2. 300 gr di polpa di pomodoro (possibilmente San Marzano)
  3. origano
  4. olio di oliva

Preparazione:

  • Dopo aver steso la pasta, distribuitevi sopra la polpa di pomodoro, lasciando tutto intorno un margine di almeno due centimetri (il famoso cornicione).
  • Spargete qua e là l’origano, inaffiando il tutto con abbondante olio di oliva.
  • Mettete a cuocere in forno preriscaldato a 220° per 20-25 minuti.

La pizza napoletana, adatta a ….. tutti i palati.

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Video Sabato Di Martino on 25 Gen 2007

Emozioni da pompei

Pompei ….. E’ la civiltà nuova che apertamente si mostra accanto alla civiltà antica; l’arte nuova accanto all’arte antica; il Cristianesimo sorgente di vita di fronte al Paganesimo già tramontato …..

Beato Bartolo Longo.

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I luoghi della Campania Sabato Di Martino on 24 Gen 2007

Castellammare di Stabia

vista di castellammare di stabia dal faitoCastellammare di Stabia sorge ai piedi della città romana di Stabia, conservando poco dell’antica città, fu prima città greca, sannita, etrusca e poi romana, famosa in epoca imperiale per le acque curative, fu distrutta, con le vicine Ercolano e Pompei dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Scavi recenti hanno recuperato parte della città e alcune ville, visitabili, Villa Arianna e Villa San Marco dove si possono vedere sia i vari ambienti romani che i notevoli affreschi. La città, secondo molte persone prende il nome da un antico castello, probabilmente del IX secolo, che da un’altura di circa 100 metri si affaccia sul golfo di Napoli. Il castello fu restaurato durante il regno di Federico II di Svevia e poi ampliato da Carlo I d’Angiò, e per questo motivo gli fu attribuito l’erronea denominazione di “Castello Angioino“. Oggi il castello è proprietà privata e puo’ essere ammirato esclusivamente dall’esterno. Altri sostengono che la denominazione “Castellammare” derivi dall’antica presenza di una fortezza eretta in località Pozzano, sulla spiaggia, per difendere l’antica cittadina da eventuali attacchi provenienti dalla penisola sorrentina e chiamata Torre di Portocarello, conosciuta dai più, erroneamente, con il nome di Torre Alfonsina che invece sorgeva nei pressi dell’attuale Fontana Grande. Oggi Castellammare di Stabia, è un fiorente centro industriale, per la presenza dei cantieri navali, commerciale e importante centro termale e per questo motivo che Castellammare di Stabia viene chiamata la “città delle acque” per il suo patrimonio idrologico costituito da ben 28 sorgenti di acque minerali differenti, divise tra cloruro-sodiche sulfuree (isotoniche, ipotoniche o ipertoniche), ferruginoso-carboniche e bicarbonato-calciche. Per sfruttare le proprietà di queste acque sono stati creati due stabilimenti termali: le Antiche Terme e le Nuove Terme Stabbiane. Il materiale archeologico è conservato nell’Antiquarium Stabbiano, con reperti dell’età del ferro e delle ville romane

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I luoghi della Campania Sabato Di Martino on 23 Gen 2007

Torre del Greco

torre del greco il portoTorre del Greco oggi è un centro industriale e balneare, con porto e peschereccio e turistico. Ebbe nome da una Turris Octavia, di epoca romana, torre, che secondo un’ipotesi assai affascinante, sarebbe stata la più importante del golfo di Napoli e avrebbe consentito a Tiberio, allora residente a Capri, di comunicare con la terraferma, mentre la parola “greco” si riferirebbe, alla produzione del “greco di tufo“, un vino tipico della zona detto appunto “Greco”. La cittadina è incastonata tra le pendici del Vesuvio e il golfo di Napoli, in epoca romana, come testimoniano numerosi reperti archeologici, costituiva probabilmente il sobborgo ricco di Ercolano, il territorio, come quelli di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplonti, venne sconvolto dalla devastante eruzione del 79 d.C., che rimodellò l’intero suolo e respinse il mare per oltre 500 metri. La città, più volte contesa tra popoli invasori e dalla violenza del Vesuvio, conserva poche tracce dell’antico centro di villeggiatura romana. L’amenità del luogo e la posizione strategica, al centro del golfo di Napoli, avevano da sempre favorito l’insediamento umano. Certamente in origine i Greci, poi i Romani e nel tempo tutte le popolazioni che ebbero potere e governo nel golfo, si fermarono a Torre del Greco, dove edificarono le loro ville. Tra il 1700 e il 1800, come fu per Portici, anche Torre del Greco fece parte del famoso tratto di strada definito “Il Miglio d’Oro”, vi furono edificate alcune delle più belle ville signorili dell’area vesuviana, tra le quali villa Vallelonga, dei primi del Settecento, villa del Cardinale, con un bel salone con affreschi del ‘700, villa Ferrigni, detta “delle Ginestre”, dove soggiornò Giacomo Leopardi, villa Prota, una delle più interessanti ville vesuviane, e la villa Macrina. Oggi Torre del Greco è nota per la lavorazione di coralli, madreperla e tartaruga e nel Museo del Corallo, presso l’Istituto statale d’Arte, si possono ammirare le splendide incisioni su pietre dure e manufatti di corallo.

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Ricette Sabato Di Martino on 22 Gen 2007

I maccheroni

maccheroni in stradaNapoli era una città celebre per i suoi cibi raffinati. Aveva ingredienti di grande varietà e qualità, in particolare la frutta e la verdura, nei mercati erano disposte in spettacolari trionfi ornati di rose e gelsomini e costruiti con sapienti accostamenti di colore. La tavola apparacchiata alla maniera napoletana privilegiava i piatti di verdure, l’ingrediente di base della cucina locale. Le difficoltà di rifornire di verdura e frutta, facilmente deperibili, in una città in grande espansione contribuirono a cambiare la cucina napoletana. Fu introdotto, dal 1600 in poi, in misura ancora più massiccia dalla vicina Sicilia, l’uso della pasta. I napoletani erano detti mangiafoglie per la loro cucina a base di verdura. Con la diffusione della pasta furono detti mangiamaccheroni. I maccheroni erano il cibo più popolare, l’abate Galiani ricordava come non potessero mai mancare in un pranzo di nozze. I vicerè organizzavano durante le loro feste grandi tavolate a base di maccheroni:

A 13 [di giugno] il duca d’Ossuna […] dopo essere stato alla processione di S.Antonio, si portò colla viceregina e con diverse altre dame a Poggioreale, ove avea fatto preparare un festino reale e corte bandita per molta gente. Fece mettere nella peschiera una quantità di mezze botti di vino, aperte dalla parte di sopra e tra quelle fece accomodare molte tavole al popolo minuto, che eran più di diecimila persone della plebe ivi concorsa, di cui si prese Sua Eccellenza gran diletto in vederla scialacquare e mangiare i maccaroni alla napolitana con le mani a branca e le cose dolci di zucchero.

A. Builfon, Giornali di Napoli, 13 giugno 1617.

A Napoli la pasta cominciò ad essere lavorata con trafile molto varie e con il tempo furono ideata le zite, i maltagliati, i pàccari, i perciatielli, i fusilli, i bucatini, gli spaghetti, i vermicelli, le linguine. Molte salse furono inventate o adattate a questi tipi di pasta, la salsa al pomodoro diventò in poco tempo, con la diffusione di questo ortaggio, la preferita (i maccaroni co a pummarola ncoppa). Altre salse o condimenti prevedevano l’olio, l’aglio, il prezzemolo, l’origano, la cipolla, la carne, i frutti di mare, il pesce. Il pomodoro venne adattato anche alla pizza.

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I luoghi della Campania Sabato Di Martino on 20 Gen 2007

Portici

portici la reggiaMentre uscivo dal museo delle pitture antiche a Portici, ho incontrato tre ufficiali inglesi che vi entravano. Sono partito al galoppo per Napoli, ma prima di arrivare al ponte della Maddalena, sono stato raggiunto dai tre inglesi i quali, la sera, mi hanno detto che quei quadri erano tra le cose più straordinarie dell’universo.

Stendal, 1817.

Portici, situata alle falde del Vesuvio in un territorio estremamente fertile e dal clima mite si affaccia sul golfo di Napoli. Luogo di villeggiatura in età romana la prima notizia storica certa di questo casale di Napoli è del 728 d.C., ma l’insediamento acquistò una certa importanza solo nel Medioevo. La città appartenne nei secoli a vari signori, tra cui si ricordano i Carafa ed i Migliano. Gravemente danneggiata dall’eruzione del Vesuvio del 1631, è nota per il Palazzo Reale fatto costruire da Carlo di Borbone nella prima metà del secolo XVIII, progettato come dimora estiva del re, assunse in breve una duplice destinazione: residenza reale e sede del Museo Ercolanese (dove erano conservati reperti archeologici degli scavi di Ercolano). Dal 1873 nel Palazzo Reale ha sede la Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli. A Portici ha inoltre sede il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, che trae il nome dalla prima locomotiva a vapore realizzata in Italia, messa in funzione nel 1845 sulla prima linea ferroviaria dell’Europa continentale e d’Italia, la Napoli-Portici, inaugurata il 3 ottobre 1839 e lunga 7.411 metri e che fu percorsa per la prima volta in 11 minuti. Il museo è situato all’interno dell’ex reale opificio meccanico, fatto costruire da Ferdinando II di Borbone l’anno dopo l’inaugurazione della strada ferrata. Portici fa parte del famoso tratto di strada definito “Il Miglio d’Oro”, che fino a Torre Annunziata, è fiancheggiata da ville stupende, fatte costruire dall’aristocrazia napoletana a partire dal 1700 per imitare il re Carlo di Borbone, che si era fatto edificare il magnifico Palazzo Reale. Per curiosità, Portici è il posto che ha la più alta densità abitativa del mondo, con circa 15.000 abitanti per km². Da tener conto inoltre che più di un chilometro quadrato del comune è formato dal “Bosco di Portici“, chiaramente non abitato, e che in sostanza la popolazione è residente su meno di 3 km².

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Ambiente Sabato Di Martino on 19 Gen 2007

Il Vesuvio

il vesuvio in eruzioneA distanza la montagna sembra inoffensiva, il profilo azzurro del cono maestoso che termina in una densa nube di fumo, come nuvole tempestose che si addensano intorno ai picchi nevosi dei lontani Appennini; ma quando il turista avventuroso vuol avvicinarsi al cratere ardente, e si trascina sulle pendici nere e tormentate, vedrà nelle immense voragini e fenditure tracce di convulsioni possenti.

A.J. O’ Reily, 1884.

Chi dice Vesuvio, dice Campania. “A Muntagna” è il nome con cui i napoletani chiamano il vulcano più famoso del mondo, il simbolo della città, che chiude con la sua forma perfetta il golfo di Napoli. Sul cono maestoso domina un atmosfera inquietante e suggestiva. Un paesaggio tormentato, di bellezza selvaggia, attende l’escursionista, e il panorama dall’alto del vulcano spazia dalla penisola sorrentina a Capo di Posillipo, regalando emozioni indimenticabili, in particolare con le tenui luci dall’alba o con quelle intense del tramonto. Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma - Vesuvio ed è alto 1281 metri. È situato leggermente all’interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano. Il Vesuvio si stacca nettamente dalla piana su cui sorge. Il circuito della base misura circa 20 chilometri e la vetta è a circa 915 metri sul livello del mare. Quest’ultima misura varia con il tempo, a causa dell’altezza variabile del cono. La sua altezza moderata, e la facilità con la quale si può raggiungere, hanno indotto molti viaggiatori a scalare la montagna; e non pochi hanno registrato la loro esperienza. Ma le eruzioni sono state così frequenti, e il loro impatto sull’aspetto del vulcano così grande, che ogni descrizione è rimasta valida per un periodo limitato di tempo, almeno sinora. Le pendici del Vesuvio e i comprensori circostanti sono oggi fittamente antropizzati e disordinatamente urbanizzati. E come nell’antichità anche oggi si dimentica facilmente che il Vesuvio è un vulcano, noto solo per i vini eccellenti e per la folta vegetazione che ricopriva e ricopre la sommità. Ma divenne improvvisamente celebre con l’eruzione del 79 d.C.. Intere città, tra le quali Pompei ed Ercolano, vennero distrutte. L’ultima eruzione, filmata dagli americani, avvenne nel 1944. Da allora il vulcano dorme e per far fronte ai grandi rischi connessi ad una non impossibile eruzione del Vesuvio è stato redatto un piano nazionale d’emergenza che individua zone a diversa pericolosità e prevede azioni di soccorso, piani di evacuazione eccetera. La Zona rossa (a sua volta suddivisa in 5 zone intercomunali), si estende per circa 200 km e comprende 18 comuni dell’area vesuviana ufficialmente esposta a maggior rischio da eruzione.
Si tratta di un comprensorio dove nel 1999 si stimava abitassero circa 578 mila persone, corrispondenti a oltre 173 mila nuclei familiari, che andrebbero evacuate contemporaneamente in caso di eruzione.

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